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Hashish Charas®
Charas: il carattere dell’hashish lavorato a mano
Nel charas cerco soprattutto due cose: una struttura resinosa interessante e un profumo nel quale si distinguano le sfumature. La materia può essere tenace, quasi cerosa, e diventare più cedevole con il calore. Al naso, il richiamo vegetale si intreccia spesso con terra e spezie. È questo insieme che mi interessa, più della sola intensità. La sua identità parte dalla lavorazione manuale sulle piante fresche. Da lì nascono resine che possono avere caratteristiche anche molto diverse: parlare di charas significa conoscere una tradizione, lasciando spazio alle differenze fra una produzione e l’altra.
Cos’è il charas?
Il charas tradizionale è un hashish ottenuto dalla raccolta manuale della resina sulle infiorescenze fresche della pianta viva. Il termine identifica una lavorazione: la varietà di cannabis, la composizione della resina e il risultato aromatico possono cambiare. Rispetto a un hashish ricavato per setacciatura del materiale essiccato, cambia quindi il modo in cui la resina viene separata dalla pianta. Anche la percentuale di THC varia e va determinata attraverso un’analisi del prodotto. Come riferimento storico, uno studio pubblicato nel 1980 riportava valori dal 2,2% al 26% di THC totale in undici campioni di resina attribuiti all’India e sequestrati nel 1978. Il dato descrive quei campioni, senza definire una percentuale standard del charas tradizionale. Per il quadro generale sulle diverse lavorazioni, rimando alla guida all’hashish del blog XXXJOINT.
Origini e storia del charas
Il riferimento storico è il subcontinente indiano, con una tradizione di raccolta manuale particolarmente legata all’India e al Nepal. Le regioni himalayane sono diventate il territorio più riconoscibile di questa lavorazione, legata alle piante locali e al lavoro delle comunità produttrici. Negli anni Sessanta, i viaggi verso l’India contribuirono a far conoscere il charas a un pubblico occidentale più ampio. La sua reputazione si è così intrecciata con quella dell’hashish indiano e con l’interesse per le produzioni artigianali. Quando parlo di questa tradizione, tengo presente la sua varietà. Provenienze diverse, materie prime diverse, lavorazioni diverse: il nome comune non rende tutte le resine equivalenti.
Produzione del charas: la lavorazione tradizionale
La tecnica tradizionale è conosciuta come hand rubbing. Durante il contatto manuale con le infiorescenze fresche, la resina aderisce alla pelle; il materiale raccolto viene poi riunito in una massa compatta. È una separazione meccanica, senza impiego di solventi. Le forme più conosciute sono sfere e piccoli cilindri, ma la forma finale riguarda la modellatura. Il tratto distintivo resta la raccolta della resina dalla pianta fresca. Il risultato risente della materia prima e della lavorazione. Anche la presenza di particelle vegetali può variare: il carattere artigianale descrive il processo, mentre la qualità va valutata sul materiale effettivamente ottenuto.
Caratteristiche del charas
L’aspetto è spesso bruno scuro, fino a tonalità quasi nere. La superficie può essere opaca, cerosa oppure leggermente lucida, mentre la massa conserva una struttura compatta. Sono caratteristiche ricorrenti, con differenze anche evidenti fra un prodotto e l’altro. Io considero questi elementi insieme. Il colore risente anche della lavorazione e dell’ossidazione; la lucentezza descrive la superficie. Nessuno dei due, preso da solo, misura la purezza della resina. Mi interessa soprattutto la coerenza fra ciò che vedo, la risposta al tatto e il profumo. È lì che una descrizione diventa utile: quando riesce a distinguere un materiale dall’altro, invece di chiamarli entrambi semplicemente “neri e morbidi”. Per confrontare le descrizioni delle altre proposte del catalogo, puoi consultare la categoria hashish legale di XXXJOINT.
Consistenza del charas
La parola che trovo più precisa è plasticità. La massa cede alla pressione e conserva la forma, con una risposta che può andare dal tenace al molto morbido. L’elasticità di cui si parla spesso descrive, nel linguaggio comune, questa sensazione di materia unita e modellabile. A una temperatura più bassa può risultare compatto e resistente; con il calore diventa generalmente più cedevole. Anche l’adesività cambia: alcune resine lasciano una sensazione appena appiccicosa, altre aderiscono in modo più evidente. Per confrontare due consistenze considero sempre la temperatura. La morbidezza di un pezzo appena scaldato racconta anche quella condizione momentanea. Materia prima, lavorazione e conservazione completano il quadro.
Aroma del charas
Il profilo aromatico richiama la cannabis di partenza, con una componente resinosa e vegetale alla quale possono affiancarsi note terrose e speziate. In alcune produzioni emerge maggiormente il lato erbaceo; in altre il profumo appare più scuro, con terra e spezie in primo piano. Al naso cerco soprattutto un profumo leggibile. Mi interessa distinguere una nota verde da una speziata, capire quale prevale e quale rimane sul fondo. Un odore molto intenso può colpire subito; la differenza, per me, sta nei dettagli che riesco ancora a riconoscere. Anche il tempo conta. Lavorazione e conservazione modificano la componente aromatica: alcune note più volatili possono attenuarsi, mentre cambia l’equilibrio complessivo. Per questo due resine simili nell’aspetto possono avere profumi sensibilmente diversi.
Il profumo del charas oltre i terpeni
Quando valuto il profumo del charas, considero i terpeni una parte del quadro. Mircene, pinene e cariofillene sono componenti aromatici della cannabis, ma la ricerca sui suoi estratti ha mostrato che anche altre molecole possono incidere sulle differenze percepite al naso. Fra queste ci sono alcuni esteri e composti solforati volatili, capaci di contribuire al carattere dell’odore pur essendo presenti in quantità molto piccole. Conta anche la soglia olfattiva, cioè la concentrazione alla quale una sostanza diventa percepibile. Una molecola presente in tracce può avere un impatto maggiore di un’altra molto più abbondante. Per questo, davanti a una descrizione di charas, affianco i dati sui terpeni alle note effettivamente percepite: la percentuale totale mi dà un’informazione sulla composizione, ma da sola non mi dice quali sfumature prevarranno. Il carattere aromatico va letto nell’insieme dei composti che arrivano al naso.
Charas legale
Il nostro Charas Legale XXXJOINT* richiama il carattere del charas indiano attraverso una consistenza morbida e modellabile, un aspetto scuro e resinoso e un profumo dalle sfumature terrose, erbacee e speziate. È su questi dettagli che concentro il confronto con la lavorazione tradizionale: la risposta al tatto, la struttura compatta e le note che emergono al naso. Sul piano della composizione, la scheda del nostro prodotto dichiara un contenuto di THC inferiore allo 0,2%. L’affinità con l’originale riguarda quindi le caratteristiche estetiche e aromatiche, mentre il contenuto di cannabinoidi è quello specifico della proposta XXXJOINT.
* Il prodotto XXXJOINT è destinato esclusivamente a collezionismo o impiego come gadget. Non è destinato al consumo umano e non deve essere fumato, ingerito o utilizzato per la combustione.
Commenti Tutte le recensioni
Un vero e proprio spettacolo sono senza parole....come sempre xxxjoint vende prodotti di alta qualità sono 10 anni che compro da loro...???
Vero e proprio spettacolo